Conoscere i diversi tipi di ortodonzia significa anche imparare a orientarsi tra termini che, durante una visita, possono sembrare poco familiari: malocclusione dentale, affollamento dentale, bracket ortodontici, arco ortodontico, allineatori trasparenti e contenzione ortodontica sono soltanto alcuni esempi. Dietro ogni parola c’è però un concetto preciso che aiuta a comprendere meglio come funziona un percorso ortodontico. Per questo il Centro Brunelleschi di Torino ha dedicato un glossario ai principali termini dell’ortodonzia, spiegandoli con un linguaggio semplice. Conoscere queste parole non serve a scegliere autonomamente il trattamento, ma può aiutare il paziente a comprendere meglio ciò che viene valutato dall’ortodontista e le differenze tra le diverse possibilità terapeutiche.

Che cos’è l’ortodonzia?
L’ortodonzia è la branca dell’odontoiatria che studia la posizione dei denti e i rapporti tra le arcate dentarie. L’obiettivo non è necessariamente soltanto quello di ottenere denti esteticamente più allineati: l’ortodontista valuta anche il modo in cui le arcate entrano in relazione e la funzionalità complessiva della bocca.
Una delle condizioni che può portare a una valutazione ortodontica è la malocclusione dentale, termine utilizzato per descrivere un rapporto non corretto tra denti e arcate.
Esistono però molte situazioni differenti e, soprattutto, diversi strumenti per affrontarle. Ecco perché parlare genericamente di “apparecchio” può essere riduttivo.
Esistono apparecchio ortodontico fisso, ortodonzia mobile, ortodonzia invisibile, soluzioni estetiche e trattamenti differenti a seconda dell’età e delle caratteristiche del paziente.
Apparecchio fisso: come funziona?
L’apparecchio ortodontico fisso è probabilmente uno dei dispositivi più conosciuti. Viene applicato sui denti e rimane in posizione durante il trattamento, mentre l’ortodontista effettua controlli e regolazioni periodiche.
Tra le sue componenti troviamo i bracket ortodontici, piccoli elementi applicati sulla superficie dei denti. I bracket vengono collegati attraverso l’arco ortodontico, che contribuisce ad applicare le forze necessarie per guidare progressivamente gli spostamenti dentali programmati.
Il trattamento può essere utilizzato per intervenire su diverse situazioni ortodontiche. Una di queste è l’affollamento dentale, che si presenta quando nell’arcata non c’è spazio sufficiente perché tutti i denti possano disporsi correttamente.
Al Centro Brunelleschi di Torino l’apparecchio fisso rientra tra le possibilità terapeutiche ortodontiche e il percorso viene pianificato sulla base delle caratteristiche del singolo paziente.
Ortodonzia invisibile e allineatori trasparenti
Negli ultimi anni è aumentata l’attenzione verso trattamenti che consentono di correggere la posizione dei denti limitando la visibilità dell’apparecchio.
L’ortodonzia invisibile viene comunemente associata all’utilizzo di allineatori trasparenti, cioè mascherine rimovibili personalizzate che vengono sostituite progressivamente durante il trattamento.
Gli allineatori esercitano forze controllate sui denti con l’obiettivo di guidarli verso le posizioni stabilite nella pianificazione ortodontica. Possono essere rimossi per mangiare e per effettuare le normali procedure di igiene orale, ma devono essere utilizzati con costanza seguendo le indicazioni ricevute.
Quando si parla di ortodonzia trasparente, quindi, non bisogna pensare semplicemente a un apparecchio “che non si vede”: dietro alle mascherine esiste un vero e proprio progetto ortodontico personalizzato.
Il Centro Brunelleschi di Torino utilizza allineatori personalizzati e tecnologie digitali per la pianificazione del trattamento ortodontico trasparente.
Ortodonzia estetica: non esistono soltanto le mascherine
Il concetto di ortodonzia estetica è più ampio rispetto al solo utilizzo degli allineatori.
Con questa espressione vengono generalmente indicate quelle soluzioni che cercano di ridurre l’impatto visivo del dispositivo ortodontico durante il percorso terapeutico. L’ortodonzia linguale, per esempio, prevede il posizionamento delle componenti dell’apparecchio sulla superficie interna dei denti, rivolta verso la lingua.
Non significa però che qualsiasi soluzione estetica possa essere utilizzata indistintamente.
La scelta deve partire dal problema da correggere e dalle caratteristiche della bocca. Solo successivamente è possibile valutare, insieme all’ortodontista, quali alternative possano conciliare necessità cliniche, comfort ed esigenze estetiche del paziente.
Ortodonzia mobile: che cosa significa?
L’ortodonzia mobile utilizza dispositivi che possono essere rimossi autonomamente dal paziente.
Questa caratteristica la distingue dall’apparecchio fisso, ma non significa che il trattamento sia necessariamente più semplice. Proprio perché il dispositivo può essere tolto, la collaborazione del paziente diventa particolarmente importante: l’apparecchio deve essere utilizzato secondo modalità e tempi indicati dall’ortodontista.
Esistono diversi apparecchi mobili, utilizzati con finalità differenti e in differenti momenti del percorso ortodontico.
Alcuni possono essere impiegati durante la crescita, altri possono avere funzioni specifiche all’interno della terapia. Per questo non è corretto considerare “apparecchio mobile” e “apparecchio trasparente” come sinonimi: entrambi possono essere rimovibili, ma appartengono a concetti terapeutici differenti.
Ortodonzia per bambini: perché la crescita è importante?
L’ortodonzia pediatrica permette di osservare lo sviluppo dei denti e delle arcate durante la crescita del bambino.
Effettuare una valutazione ortodontica non significa necessariamente dover mettere subito l’apparecchio. In alcuni casi il professionista può semplicemente decidere di monitorare nel tempo lo sviluppo della dentizione.
In altre situazioni può essere presa in considerazione l’ortodonzia intercettiva. Il suo obiettivo è intervenire su determinate problematiche mentre le strutture dentali e scheletriche sono ancora in fase di crescita.
Tra le condizioni che possono essere valutate troviamo il morso crociato, nel quale alcuni denti superiori chiudono in una posizione anomala rispetto a quelli inferiori, il morso aperto, caratterizzato dal mancato contatto di alcuni denti quando la bocca viene chiusa, e il morso profondo, nel quale i denti anteriori superiori coprono eccessivamente quelli inferiori.
Ogni situazione richiede però una valutazione individuale: non esiste un’età identica per iniziare un trattamento in tutti i bambini.
Si può mettere l’apparecchio anche da adulti?
L’ortodonzia per adulti dimostra come il trattamento ortodontico non sia riservato esclusivamente a bambini e adolescenti.
Anche in età adulta è possibile valutare la correzione della posizione dei denti. Ciò che cambia è il contesto clinico: essendo terminata la crescita, il professionista deve considerare attentamente le caratteristiche della bocca e, in particolare, la salute di denti, gengive e tessuti di sostegno.
Per molti adulti assume inoltre particolare importanza la discrezione del trattamento. Per questo possono essere prese in considerazione soluzioni come l’ortodonzia trasparente o altre alternative estetiche, quando compatibili con le necessità cliniche.
L’età, da sola, non determina quindi quale apparecchio utilizzare: la scelta deriva dallo studio della situazione individuale.
Tecnologia digitale e pianificazione ortodontica
La tecnologia digitale permette oggi di raccogliere informazioni molto dettagliate sulla forma dei denti e delle arcate.
Lo scanner intraorale in ortodonzia, ad esempio, consente di acquisire digitalmente la bocca del paziente e ottenere un modello tridimensionale delle arcate senza ricorrere, in molti casi, alle tradizionali impronte con paste.
Questi dati possono essere utilizzati per studiare il trattamento e, nell’ambito dell’ortodonzia trasparente, contribuire alla progettazione degli allineatori.
Al Centro Brunelleschi di Torino lo scanner intraorale viene utilizzato nell’ambito dei trattamenti ortodontici trasparenti; la pianificazione digitale consente inoltre al paziente di visualizzare una simulazione del risultato previsto prima di iniziare il percorso.
La tecnologia rappresenta quindi uno strumento a disposizione del professionista: diagnosi e pianificazione rimangono sempre legate alla valutazione clinica del singolo caso.
Cosa succede quando termina il trattamento ortodontico?
Raggiungere la posizione programmata dei denti non rappresenta necessariamente l’ultima fase del percorso.
Dopo la parte attiva della terapia può iniziare la contenzione ortodontica, che ha l’obiettivo di contribuire al mantenimento nel tempo della posizione raggiunta.
I dispositivi utilizzati in questa fase vengono spesso chiamati retainer e possono essere fissi oppure rimovibili. Tipologia e durata vengono stabilite dall’ortodontista sulla base delle caratteristiche del trattamento.
È una fase importante perché i denti possono avere una naturale tendenza a modificare nuovamente la propria posizione. Seguire correttamente le indicazioni sulla contenzione e continuare a effettuare i controlli programmati aiuta quindi a preservare il risultato ottenuto.
Quale tipo di ortodonzia scegliere?
Tra apparecchio ortodontico fisso, ortodonzia mobile, ortodonzia invisibile, ortodonzia trasparente, ortodonzia linguale e ortodonzia estetica esistono oggi numerose possibilità.
La domanda più utile, però, non è semplicemente “qual è l’apparecchio migliore?”, perché non esiste una soluzione universalmente migliore per tutti.
Bisogna prima comprendere quale problema deve essere affrontato. Una malocclusione dentale, un affollamento dentale, un morso crociato, un morso aperto o un morso profondo possono presentare caratteristiche molto differenti da persona a persona.
Lo stesso vale per l’età: ortodonzia per adulti, ortodonzia pediatrica e ortodonzia intercettiva rispondono a situazioni e momenti diversi della vita.
Il glossario ortodontico nasce proprio per aiutare il paziente a comprendere questi termini senza trasformarli in autodiagnosi.
Presso il Centro Brunelleschi di Torino, la valutazione ortodontica permette di analizzare la situazione della bocca e definire un percorso personalizzato, spiegando al paziente in maniera semplice le diverse possibilità disponibili e le ragioni alla base della soluzione proposta.
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